LA TRASFORMAZIONE ATTRAVERSO L’ALCHIMIA

Pubblicato da Damiano Checchin il

la trasformazione attraverso l'alchimia

La trasformazione attraverso l’alchimia è la manifestazione di una realtà nascosta e di ordine superiore che ci appartiene, pur non essendone consapevoli.

I due aggettivi “nascosta” e “superiore” richiamano a un senso di profondità e di elevazione, un ponte tra materia e spirito perfettamente interpretato dall’alchimia.

L’Alchimia, in quanto processo, permette la trasmutazione del metallo di base in oro e, per procedere in tal senso, dobbiamo agire in uno stato di coscienza alterato chiamato artifex.

L’alchimia si può spiegare come un incremento fisico che comporta la conoscenza di sé, accessibile per mezzo del corpo e il contatto alla terra.

LE DUE FASI DELLA GRANDE OPERA

la trasformazione attraverso l'alchimia

Questo processo (Magnus Opus) necessita di due fasi corrispondenti che gli alchimisti chiamano nigredo e solutio (Opera minore), coagulatio e rubedo (Opera maggiore), procedimento della spiritualizzazione corporea e dell’incarnazione spirituale.

Per rappresentare fisicamente queste due fasi, possiamo interpretarle come un gesto in cui si protende verso l’alto, sollevando i palmi delle mani sopra il capo e, successivamente, chinandosi verso il basso, raccogliendosi verso l’interno.

Nella prima fase (lo stare in piedi) si trasferisce tutta la propria energia (prana) in basso, all’interno del corpo.

L’alto come il basso,

l’interno come l’esterno.

La trasformazione attraverso l’alchimia e quindi le due principali fasi dell’Opus sono legate al dominio della prima materia, la materia grezza presente in ciascuno di noi e alla creazione interiore di un corpo luminoso, in diretta connessione con la coscienza (resurrezione / nuova vita).

LE QUATTRO FASI

la trasformazione attraverso l'alchimia

La trasformazione attraverso l’alchimia può sintetizzarsi in quattro fasi rappresentate, simbolicamente, da colori specifici:

Nero

Il metallo di base rappresentante la prima materia, il caos come le oscure acque delle profondità. Melanosi e nigredo.

Bianco

L’albedo calcinata e purificatrice.

Giallo

Ulteriore fase di trasmutazione detta xantosi.

Porpora

Iosis o colore della regalità.

L’alchimia è un viaggio dallo stato egoico (dell’IO) al Sé, quell’Io rappresentante l’essere autentico e la vera identità.

La prova che ci aspetta è l’attraversamento di un regno bizzarro, sommerso dal fuoco e dall’acqua, distinguibile solamente al chiarore della luna (si veda la descrizione simbolica della carta XVIII per opera dell’esoterista Oswald Wirth), tastando il terreno con la pianta dei piedi.

Rammentiamo che il termine “alchimia”, di origine araba (al kimia) significa “arte della terra nera” ma ci rimanda altresì alla parola greca “chymia” che indica la fusione dei metalli.

Esiste un’altra interpretazione, non del tutto dimostrata, che riconduce il termine da “chamaman” che significa “un mistero” nel significato di occulto e segreto.

LA TAVOLA SMERALDINA

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Il testo fondamentale che sta alla base dell’alchimia, attribuito a Ermete Trismegisto, è denominato Tabula Smaragdina che, secondo la leggenda, è stata presa da Sara, dalle mani del marito morto (Abramo). Successivamente, Alessandro Magno, la trovò nella grotta dov’egli era sepolto.

Analizzando il nome Ermete Trismegisto, tre volte grande o nato tre volte, interpretiamo simbolicamente il suo significato nell’archetipo sacerdotale e nella figura paterna. Ogni alchimista ne diviene un discendente diretto, così come nella tradizione, ogni essere umano è un discendente diretto di Abramo.

Il termine “smeraldo”, colore del cuore, in epoca greco-egiziana designava qualsiasi pietra verde.

L’autore del testo rimane a tutt’oggi sconosciuto, la versione più antica è in arabo ma ne esistono numerose in latino. Trattasi di un poema in prosa di grande bellezza che va studiato attentamente, prima di poterlo esaminare ermeticamente.

ANALISI DELLA TAVOLA SMERALDINA

La trasformazione attraverso l’alchimia deve, per forza di cose, procedere attraverso lo studio di questo testo enigmatico che andremo ad analizzare qui di seguito.

1. In verità, certamente e senza alcun dubbio il più basso è simile in tutto al più alto e il più alto è simile in tutto al più basso, e questo perché si compiano i miracoli di una cosa sola.

2. Così come tutte le cose procedono dall’Uno per la meditazione di Uno solo, ugualmente tutte le cose nascono per adattamento da quest’unica cosa.

3. Suo padre è il sole e sua madre è la luna. Il vento l’ha portato nel suo ventre e la terra è la sua nutrice.

4. È il padre di tutti i miracoli del mondo.

5. La sua potenza è perfetta se viene convertita in terra.

6. Separa la terra dal fuoco e il sottile dal grosso, lentamente e con grande prudenza.

7. Si eleva dalla terra al cielo e ritorna poi alla terra, e riceve così la potenza delle realtà superiori e inferiori. La gloria del mondo intero sarà così tua e l’oscurità si allontanerà per sempre da te.

8. È la forza delle forze, e la sua forza si estende su tutte le cose sottili e penetra tutte le cose solide.

9. Così il microcosmo è creato secondo il modello del macrocosmo.

10. Da qui e in questo modo procedono meravigliose indicazioni.

11. Per questo sono chiamato Ermete Trismegisto, perché in me sono le tre parti della saggezza del mondo intero.

12. Perfetto è ciò che ho detto dell’opera del sole.

“Il più basso è simile al più alto”: è il verso d’inizio che fa riferimento alla connessione tra cielo e terra, e che corrisponde a microcosmo e macrocosmo, citati nella riga nove.

I “miracoli di una cosa sola” (verso uno) si riferiscono all’Opera esplicabile in virtù di tale connessione mentre, “padre” e “madre” (verso tre) ci rimandano agli elementi “Sole” e “Luna”, descritti magistralmente da Wirth, intesi in senso cosmico oltre che astrologico.

Il “vento” (verso tre) è il respiro ma anche “l’ispirazione” e la sua “nutrice” è il corpo, cioè il singolo corpo di ciascuno di noi.

Il riferimento al “padre” ci rimanda al Sole poiché collocato in posizione centrale e simbolo dell’oro quale stato di suprema chiarezza, simbolicamente espresso sotto forma di cerchio.

Il verso cinque, “La sua potenza è perfetta” allude all’Opera maggiore (incarnazione dello spirito) che si ottiene esclusivamente “se convertita in terra”.

I versi sei e sette descrivono il processo di trasformazione interiore e la relazione che ha luogo all’interno del vaso riscaldato, strumento dell’alchimista.

Essi si ricollegano all’affermazione “solve et coagula”, dissolvi e ricostruisci (muori e rinasci), processo nel quale “l’oscurità si allontanerà per sempre da te”.

Qui “è la forza delle forze”, metafora per spiegare che, l’energia più forte che esiste è la Verità, posizione da assumere nonostante i rischi correlati.

Il verso nove afferma che la Verità è celata nel cuore della stessa Creazione e, se riusciremo a comprenderla, vivremo alla Luce della Verità.

Questa luce è quella del Sole, l’oro della pietra filosofale.

Nel verso undici è simbolicamente rappresentato un altro significato di “Trismegisto”, stato iniziatico dell’essere in cui “le tre parti della saggezza” sono spirito, psiche e corpo, riuniti nella totalità, rappresentabile da “il mondo intero”, stato risanante e risanato.

Terminiamo con L’Opera del Sole che è perfetta, realizzandosi compiutamente nel simbolo del cerchio, del quale diventeremo consapevoli a mano a mano che aumenterà la nostra conoscenza.

CONCLUSIONI

Mi rendo conto che, la trasformazione attraverso l’alchimia per mezzo della tavola smeraldina, non sia di facile comprensione. Tuttavia, il testo, ci prepara ad affrontare le difficoltà caratterizzanti il linguaggio alchemico oltre a essere un sistema per decrittare testi ancor più complessi e oscuri.

Vi lascio con un breve esercizio che potrete fare in qualsiasi momento:

Rimani seduto chiudendo gli occhi, immaginando il sole davanti alla tua fronte, all’altezza del sesto chakra (terzo occhio). Percepisci la luce penetrare dentro di te fino a diventare consapevole dell’energia che ti attraversa.

Puoi eseguire l’allenamento direttamente al sole per percepirne il calore e la sua presenza.


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