LA CONOSCENZA OGGETTIVA DEL PRANA

Pubblicato da Damiano Checchin il

la conoscenza oggettiva del prana

La conoscenza oggettiva del prana è intrinsecamente legata all’idea dell’unità di tutte le cose, unitarietà nella sua peculiare diversità.

Se non si apprende il concetto di quest’omogeneità, diventa complesso apprendere la percezione energetica alla base della Pranoterapia MCC.

L’idea dell’unità di tutte le cose è il pensiero centrale delle teorie preposte alla comprensione di una forza universale che pervade ogni cosa, legandola indissolubilmente a un’altra.

IL PRINCIPIO ENERGETICO

la conoscenza oggettiva del prana

Per comprendere questo principio, senza il rischio di deformarne il significato, la conoscenza oggettiva del prana può essere appresa attraverso una forma logica, mediante una definizione di archetipo (dal quale tutto ha origine) oppure in forma d’insegnamento “dogmatico” utile a portare l’allievo a un livello di comprensione della coscienza oggettiva.

La fede, nel significato di assoluta convinzione, è la dimostrazione degli sforzi ultimati per unire il pensiero dell’umanità con il pensiero della divinità, tramite una forza superiore (energia pranica) che li unisce.

L’energia è il trait d’union tra l’umano e il divino, tra la dimensione materiale e quella spirituale.

L’IDEA DELL’UNITÀ

la conoscenza oggettiva del prana

L’idea dell’unità può essere esclusivamente parte della coscienza oggettiva poiché, le figure espresse dalla coscienza soggettiva, sono inevitabilmente snaturate, generando degli errori rappresentativi e concettuali.

Unicamente attraverso la conoscenza oggettiva del prana è possibile comprendere l’unità di tutte le cose.

Se utilizzassimo solo la nostra soggettività, il mondo ci apparirebbe sminuzzato in milioni di fenomeni separarti (è quello che accade) ed è per questo motivo che abbiamo provato a ricongiungerli, utilizzando parimenti sistemi scientifici e filosofici che potessero aiutarci in questo colossale compito.

Ricordatevi questo assioma: “Non si può ricostruire l’idea del Tutto partendo da fatti isolati e non si possono intuire i princìpi della divisione del Tutto senza conoscerne i postulati fondamentali”.

IL PROBLEMA DEL LINGUAGGIO

la conoscenza oggettiva del prana

Il pensiero razionale, contempla la possibilità dell’unità di tutte le cose tuttavia, la relazione tra la diversità,  non potrà mai essere espressa in forma logica attraverso il linguaggio.

Il linguaggio umano si è sviluppato per estrinsecare espressioni diversificate di pluralità in condizioni di coscienza soggettive. Questa limitazione non può trasmettere in modo completo l’idea di unità che è evidente soltanto in uno stato oggettivo di coscienza.

Per ovviare a tale problema, abbiamo impresso l’idea dell’unità sotto forma di simboli poiché essi si trasmettono senza alterazioni, grazie ad un archetipo incorruttibile.

GLI STATI SUPERIORI DI COSCIENZA

la conoscenza oggettiva del prana

La conoscenza oggettiva del prana si ottiene attraverso il simbolismo con il quale si raggiungono gli stati superiori di coscienza, trasmettendo all’uomo idee che, in altro modo, sarebbero inaccessibili alla ragione.

Per comprendere l’unità delle cose dobbiamo interagire con il nostro centro emozionale superiore, escludendo ogni falsa interpretazione e arrivare alla sintesi dell’oggetto, essenza dell’emanazione pranica.

Tutti i tentativi per comprendere i simboli e l’energia contenuta negli oggetti, utilizzando la ragione, saranno destinati al fallimento.

I SIMBOLI

La preparazione alla simbologia deve attuarsi per mezzo del pensiero, unico “strumento” che può trasmettere queste idee ai centri superiori senza insinuare elementi estranei.

Lo studio della struttura simbolica costituisce una parte essenziale per la conoscenza oggettiva del prana e della sua comprensione.

Una comprensione esclusivamente formale della grafia simbolica rende impossibile l’interpretazione della stessa e quindi nessuna conoscenza reale dell’essenza delle cose.

Possiamo suddividere i simboli in fondamentali e secondari: i primi comprendono i princìpi degli eterogenei rami del sapere, i secondi esprimono la disposizione essenziale dei fenomeni in rapporto con l’unità.

Tutte le leggi racchiuse nell’universo si possono trovare in ogni fenomeno esistente in natura in accordo con delle leggi fondamentali che le governano.

Microcosmo e macrocosmo, espresso nella simbologia del Dàyeros, esprimono la conoscenza dell’universo attraverso lo studio dell’uomo: inutile cercare risposte da ciò che è fuori di noi avendo tutto a portata di mano.

Conosci te stesso!

Quest’aforisma attribuisce un senso profondo a quel che è stato scritto in precedenza ed è il segreto che porta alla comprensione della verità.

Studiando l’uomo possiamo comprendere l’universo e viceversa: il simbolo ci svela i segreti su noi stessi prima ancora di quelli universali.

APPROCCIO AL SIMBOLISMO

La conoscenza oggettiva del prana, attraverso un approccio simbolico, è ottenibile studiando il mondo fenomenico avvalendosi del principio della dualità.

Osservando simultaneamente la manifestazione energetica nel cosmo e nell’essere umano, il pranoterapeuta intraprenderà il suo percorso, percependo l’essenza delle cose.

Studiando questi fenomeni da spettatore (in terza persona) l’uomo sarà in grado di comprendere la legge della dualità. Egli circoscriverà la manifestazione di se stesso sulla via della conoscenza, introducendo la Volontà nel cerchio del tempo e nel ciclo dell’eternità. Questa dimostrazione non è altro che l’espressione conosciuta sotto il nome di “Sigillo di Salomone” e parte del completamento della stessa grafia espressa nel Dàyeros.

CONSLUSIONE

Trasferire il significato simbolico a una persona che non abbia già avuto una comprensione della propria natura, è praticamente impossibile.

Il paradosso del simbolismo è proprio questo: la rivelazione dell’essenza simbolica può essere compresa da chi l’ha già percepita poiché, il significato, è già racchiuso in noi stessi, in stato di quiescenza pronto per essere risvegliato.

Possiamo citare il tantrasadbhava quando, descrivendo la Kundalini, argomenta di una potenza suprema e sottile, trascendente ogni norma di comportamento.

Attraverso il risveglio di tale energia (che noi sollecitiamo meditando sul simbolo) produciamo uno scuotimento del corpo che, una volta stimolato, risveglia le nostre conoscenze divine, permettendoci di comprendere l’essenza stessa dell’universo nella sua forma di Unità.

Il simbolo non è altro che una sintesi della conoscenza universale e la chiave per comprendere ciò che noi pensiamo sia la realtà.

La simbologia ha numerosi sviluppi che spaziano dalla simbologia cabalistica a quella alchemica, da quella magica a quella astrologica e da un sistema di figure molto complesse conosciute come “Tarocchi di Oswald Wirth“.

Il noto esoterista svizzero è riuscito ad accorpare i simboli per trasmettere l’idea di unità, a patto che se ne conosca la chiave di lettura, altrimenti rimangono un gioco nelle mani di qualche pseudo-veggente, pronto a soddisfare le ingenue domande degli sprovveduti che a esso vi si affidano.

La conoscenza oggettiva del prana si può riassumere con le criptiche parole della Tavola Smeraldina “Come in alto, così in basso” a ricordarci che i misteri del creato possono trovarsi sia nell’atomo sia nell’esplosione di una stella, nondimeno nel battito d’ali di una farfalla o nell’espressione di un simbolo esoterico.


0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *